Il territorio

La regione Salentina

Il Salento, noto anche come penisola salentina e conosciuto come Tacco d’Italia,  si estende sulla parte meridionale della Puglia,tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est. A causa della vicinanza al mare è caratterizzata da un clima più umido rispetto al resto della Puglia. Il paesaggio della campagna salentina si presenta quasi ovunque coltivato, e la vegetazione arborea è per lo più costituita da distese di ulivi secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni. La proprietà terriera è generalmente suddivisa in piccoli appezzamenti, separati dai tipici muretti a secco.
La pietra è da sempre utilizzata anche per realizzare diverse costruzioni a secco, utilizzate dai contadini per riposare o per riporvi gli attrezzi da lavoro. Tali costruzioni (definite a seconda delle zone furnieḍḍi, pajare, ecc.) sono più simili ai nuraghi sardi che ai trulli pugliesi.

Numerose sono le masserie fortificate risalenti per lo più al XVI, XVII e XVIII secolo. I paesi, in genere poco popolosi, hanno un aspetto tipicamente mediterraneo e sono caratterizzati dal bianco intenso delle costruzioni che li rende abbacinanti nelle giornate di sole. Lungo le coste di entrambi i mari, i centri abitati non sono numerosi; è però possibile ammirare le numerose ed antiche torri costiere di avvistamento, di forma quadrangolare o circolare, costruite nel corso dei secoli per difendersi dall’arrivo delle orde piratesche.

La vegetazione

Si stima che la flora nel Salento annoveri circa 1.500 specie. Una delle peculiarità della flora salentina è quella di comprendere numerose specie con areale mediterraneo-orientale, assenti nel resto della penisola, e diffuse invece nella penisola Balcanica, condizione questa favorita dalla vicinanza delle opposte sponde adriatiche (tra Capo d’Otranto e le coste albanesi ci sono solo 80 km) e dalla presenza di condizioni ambientali analoghe. Sono presenti comunque anche numerose specie ad areale mediterraneo-occidentale, condivise con il resto della penisola.
Oltre che dai già citati ulivi secolari che caratterizzano il territorio, la vegetazione è costituita anche dal fico d’India, che cresce spontaneamente sia all’interno sia lungo la costa, e dal mandorlo, che inizia a fiorire già a metà gennaio. In primavera, la terra sotto gli ulivi, il ciglio dei sentieri e delle strade, nonché gli interstizi dei muretti a secco, si ricoprono di fiori in un’esplosione cromatica che va dal giallo intenso dei crochi al rosso dei papaveri. Durante l’estate, il colore sanguigno della terra diventa protagonista con il verde della macchia mediterranea.

La Storia

Storicamente la penisola salentina, dai greci anticamente chiamata Messapia (“Terra fra due mari“), era abitata dai Messapi, di origine probabilmente illirica. Nell’VIII sec. a.C. coloni greci iniziarono a fondare lungo la costa, città come Gallipoli, Otranto, Taranto che sarebbero diventate i punti di riferimento della Magna Grecia, piccole capitali più prestigiose di quelle della madre patria. I Greci nel Salento hanno lasciato un impronta fondamentale, è infatti presente attualmente anche una isola linguistica denominata Grecìa Salentina. Questa area ellenofona è situata nella provincia di Lecce, nel cuore del Salento, a sud est della penisola salentina. Ha origini molto antiche, c’è chi pone le origini dell’area grica nel periodo bizantino, chi invece, anticipa la nascita al periodo magno-greco e questa minoranza etnico-linguistica comprende nove comuni: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino.

Dopo i Greci, i Romani fecero del Salento una loro provincia, nè scoprirono la scultura, la pittura e il il gusto della poesia: uno dei più grandi scrittori e poeti di Roma fu Quinto Ennio nato nella Messapica Rudiae, città alle porte di Lecce di cui oggi rimangono i resti archeologici. I Romani sfruttarono la loro posizione strategica consolidando la rete viaria proveniente dall’Urbe, facendo di Brindisi il capolinea dell’Appia e della Traiana e costruendovi porti come a San Cataldo e a Roca. Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, il Salento subì la dominazione dei bizantini e dei normanni che, insieme a Federico II, portarono la regione ad essere nuovamente centro del mondo.Con gli Svevi incominciò un lungo periodo di decadenza che proseguì con gli Angioini, gli Aragonesi e con il governo vicereale spagnolo che portò nuovi sacrifici a questa terra. Tra IX e X secolo il Salento fu spesso assalito dai Saraceni, che si stanziarono a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi. Nel 1480, sotto gli Aragonesi, Otranto fu invasa dai Turchi guidati da Ahmet Pascià, con l’eccidio di 800 persone che rifiutarono la conversione all’Islam. Fu questo l’episodio più eclatante di una lunga serie di assalti turchi e barbareschi, che si fecero particolarmente intensi nel XVI secolo, tanto che vennero edificate centinaia di torri lungo le coste, da cui poter avvistare in tempo le navi corsare. Le successive dominazioni spagnole e borboniche ridussero la Terra d’Otranto ad una regione anche politicamente periferica. Va però segnalata una fiorente attività artistica fra XVI e XVIII secolo, che ha fatto di Lecce uno dei centri più cospicui del barocco, e un territorio rurale caratterizzato dalla laboriosità e dalla capacità imprenditoriale dell’aristocrazia.

Il paesaggio architettonico

Il paesaggio architettonico richiama le città della Grecia per la predominanza assoluta delle case bianche “a calce”, senza tetto (con solaio), soprattutto in campagna e sulla costa, ma i centri storici sono caratterizzati dal barocco leccese, un lascito spagnolo del Plateresco, che rispetto al Barocco del resto d’Italia si spoglia della sovrabbondanza pittorica degli interni e trasforma le facciate esterne di chiese e palazzi in veri arazzi scolpiti. In ciò, molta importanza ha avuto la locale “pietra leccese”, tenera e malleabile e dal caldo colore giallo rosaceo.  Tipica l’entità architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche in Sicilia. Molti vicoli, infatti, dispongono di quelli che apparentemente sono altri vicoli perpendicolari, ma si rivelano ciechi, terminando pochi metri più in là.

Un’importante aspetto e caratterizzazione urbanistica del Salento è dato dalle masserie, espressione di secoli di storia che haportato gli indigeni a fortificarsi per proteggersi dalle innumerevoli invasioni che il territorio, da sempre, ha subito. Dal 1500, la popolazione subiva l’invasione Saracena e sentiva il bisogno di difendersi, le masserie sono diventate il fulcro della comunità. Organizzate come piccole città funzionavano perfettamente e garantivano il sostegno e la protezione agli abitanti. In quasi tutte le masserie era presente un frantoio scavato nella roccia (ipogeo) che serviva a produrre l’olio, indispensabile per l’alimentazione. Inoltre, tutte, avevano dei pozzi e particolari cisterne per la raccolta dell’acqua piovana che poi veniva riutilizzata. Le più importanti masserie le troviamo nell’entroterra, perfettamente integrate nel territorio e, ancora una volta, sono divenute la parte pulsante del Salento grazie alla rivalutazione turistica dell’ultimo decennio.

La Cucina Salentina

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